Apriti Cesso


apriticesso

Un cesso è seduto al lato del cassonetto
e aspetta con impazienza
che qualcuno ne approfitti
prima dell’eterna stitichezza,
nel frattempo però racconta
storie che in pochi hanno visto,
spesso solo lui e l’ospite di turno…

Signora,
non mi giudichi dall’aspetto,
si fa presto, troppo presto,
a chiamarmi cesso.
Ma si ricordi,
lei che con cura ha appena tosato il cane,
che io sono una gatta,
sì, una gatta da pelare.

Per tutti, c’è poco da fare,
perchè si fa ancor più presto a giudicare;
nasco vergine e fiero del mio aspetto,
incastonato in vetrine lucide,
di tutto rispetto.

Scagliato di fretta
nella casa del primo che capita,
costretto a sfoghi
e settimana enigmistica,
testimone di pianto e risata isterica,
di culto e di cultura,
di culo e di atti di varia natura.

Comprenda il mio sfogo
e lasci che per una volta
sia io a vomitarvi contro la mia sorte,
scrigno silente di stitici e indigesti,
di chi proclama tutti uguali
ma al mio cospetto non può,
non mente.

Io che neanche una ruga,
la mia pelle come metafora di eterna giovinezza,
ceramica su cui scivolano guance ubriache,
si accasciano chiome,
confidente di lacrime
ma forse era sciacquone,
muto come il pesce
sulla piastrella accanto,
e la prego,
vorrei rivedere per l’ultima volta il bagno.