“Brechinbedd”: puffi in chimica


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“Brechinbedd” è la storia di uno che va matto per la cucina, solo che invece del ragù a lui piace tanto la chimica, tanto che al posto del vitello finisce   per tonnare le teste. Sì, perchè lui a un certo punto sbrocca e pensa: “Ma chi cazzo me lo fa fare di guadagnare tre lire, se alla fine pare che devo     morire?”.

E a quel punto gli prende come una voglia matta di fare cucina d’alta scuola, di quelle che Masterchef in confronto è un bar sulla tangenziale, chiama un ragazzetto un po’ hip-hop e molto stronzo ed aprono un ristorante.

Ma non un ristorante di quelli normali, con alle pareti qualche quadro o qualcuno famoso che posa per foto scoglionate, niente di tutto questo. Loro affittano una specie di camper di quelli che usavano i tedeschi nei campeggi di Riccione, cucinano robe strane tipo il gusto puffo, e poi lo mettono in bustine tipo quelle per le melanzane in frigo.

E la gente inizia a mangiare ma non ingrassa, tanto che loro diventano così famosi per il gusto puffo che inizia ad andare a ruba manco fosse il nuovo Iphone. La gente si scanna per la strada, si spanza nei peggiori locali di Pescaras, invita gli amici a casa a fare maratone di gusto puffo, tanto che a qualcuno inizia a comparire in sogno Gargamella e a qualcun altro gli viene l’espressione di Quattrocchi.

La morale è che anche se stai per stirare le zampe, anche se pensi di sapere fare l’uovo di Cracco meglio della gallina stessa, pure se hai 50 anni e tua moglie ti rompe i coglioni più di prima… Mbè, non è mai tardi per scoprire il gusto puffo, che è comunque una delle cose più naturali del mondo, quello dei cartoni.