Buongiorno qualunque


buongiorno-qualunque

La sveglia delle 7e30, nessuna madre da implorare per i classici “5 minuti e mi alzo”.
La corsa fantozziana verso il bagno, predisposto alla fuga;
tutto strategicamente preparato per ottimizzare i tempi.
I movimenti meccanici, da poter compiere tranquillamente anche al buio,
con gli occhi ancora poggiati sul cuscino.

Le scarpe lucide come la barba per la noia di Califano,
la cura dei particolari che parte dai piedi, metafora di una scalata all’immagine,
più che al successo.
La musica nelle orecchie a condire i rumori delle serrande dei negozi,
il pakistano al telefono con chissà chi e chissà dove, il suo sorriso sempre uguale con auricolari a bordo.
Il bar dei cinesi dall’altro lato della strada, il sole che sbuca e si infila nella porta,
i viali ed i ciclisti incazzati perchè sono sulla ciclabile.
Ho sonno, le commesse dispongono in vetrine le mie borse degli occhi,
qualcuno si ferma ad osservarle ma non le compra.
Il primo autobus mi precede di qualche metro, accenno ad una corsetta poco convinta,
giusto per far credere di averci provato.

Nulla, lui sfila nel frastuono di ambulanze senza orario,
io me la prendo con calma. Le stesse facce ad attendere la stessa linea,
il brivido dei controllori sulla pelle del tunisino in fondo al bus,
circondato da verbali in duplice copia.
Lo sdegno degli anziani alle frenate violente, quello che si offende perchè tento di cedergli il posto.

Orgoglio, feroce orgoglio,
mentre si tiene appeso alla maniglia come un prosciutto in una macelleria durante un terremoto.
Uomini senza voce ma dai volti imparati a memoria,
l’effetto delle voci della radio, ma al contrario.
Buongiorno.