Canifornication


canifornication

Altezzoso nel mio incedere
sono vittima
ed altre carnefice
d’ incontri
d’altri tempi
al battito d’un semaforo
che spero non vada avanti.

Mi guida un pugno,
più che metafora,
che i miei ormoni
a stento tiene a bada,
quando a dirigermi
in questa fiera dei sensi
è la voglia di evitare
che di nuovo mi accoppi.

Non c’è muro, non c’è frontiera,
la bava avanza
e spera che ceda,
sotto i colpi
di un’esigenza naturale
il pugno mosso da tenerezza
si scioglie in un moto di innegabile fratellanza.

Lei finge eppur mi desidera,
all’alba del giallo già mi ama,
quando morde quei freni inibitori
dalle tristi forme di guinzagli
per gettarsi
gesto liberatorio
tra quel che non posso definire braccia-

Ed è un secchio a romper l’incanto
dopo mezz’ora di spettacolo pubblico,
ci pensa il ghiaccio dopo strenua resistenza
ad issare la bandiera del salvare l’apparenza,
sventola la coda come ultimo baluardo
di una libertà sempre relativa
malgrado le gite al parco.