Chi ha impiccato Babbo Natale?


babboimpiccato

Sul ponte un paio di operai
sfidavano qualsiasi forma di sicurezza sul lavoro,
nessuna traccia di scarpe antinfortunistica
e di caschetti da spot pubblicitari.
Per buona parte dell’infanzia
ho pensato che “a Norma” fosse un moto a luogo,
una zia grassa di cui tutti parlavano
ma di cui nessuno conosceva l’identità.
Proprio come il Babbo Natale “di luci” che stavano appendendo,
tirato giù da un camion con pesanti responsabilità
sugli attuali cambi climatici;
quattro frecce e sosta a metà ponte,
tra gente che sfilava infreddolita
e con lo sguardo verso l’alto.

Babbo Natale prendeva forma,
l’iniziale intreccio di fili
cominciava ad avere un senso.
Per gli operai era lavoro, per i bimbi
un modo per rallentare il passo
e spalancare gli occhi,
subito richiamati all’ordine dalla fretta adulta.
Io ero in attesa di qualcuno, non ricordo bene,
fatto sta che rimasi un bel po’ ad assistere alla scena,
il necessario per vedere posizionato il primo dei tanti
“Babbi”.

La crisi era un pensiero distante,
gli allergici allo shopping di massa
bruciavano tutti sul tempo e caricavano la macchina,
un mese di stipendio nel bagagliaio
infiocchettato a dovere con lunghi nastri di raso.
Lo sparuto gruppetto di anziani,
a pochi metri dagli operai,
discuteva come al solito sulle tecniche di montaggio
delle luminarie, ricordando i tempi in cui
“le uniche luci erano le candele nelle case”.
L’operaio sulla scala rischia più volte la vita,
nel collocare “Babbo” oscilla paurosamente
nel vuoto ma non sembra curarsene più di tanto.
In tutto ciò riesce anche a fumare una sigaretta,
con la cornea sinistra chiaramente trafitta dal fumo
e la cenere più in bilico di lui.

Fatto,
il primo è andato.
Mi acccorgo subito che c’è qualcosa di strano,
qualcosa di tetro, qualcosa di tetris.
Sì, perchè il Babbo Natale sembra impiccato,
la testa paurosamente china sul lato sinistro,
proprio come uno dei pezzi del mitico gioco.
La corona di luci che dovrebbe segnare il confine
tra viso ed abiti appare più un cappio che altro.
“Mah -pensai allontanandomi dopo poco-,
devono aver sbagliato qualcosa,
forse gli anziani non avevano torto”.

L’indomani ripassai sul ponte
e notai che tutti, ma proprio tutti,
erano stati “impiccati”.
Una fila di almeno dieci “manichini” per lato,
il tutto condito dalle luci, stavolta accese,
che ne evidenziavano la curiosa sagoma.
Il Natale, sarà retorico,
si poggia sempre su un filo di malinconia,
una spolverata tipo zucchero a velo sul pandoro,
un momento per ricordarne altri,
un Babbo Natale impiccato, ma con il sorriso.