La macchina del gatto


arrosticini

Locale inteso come puro spazio per ospitare dei tavoli,
nulla di vagamente curato,
sedie di plastica da esterni al riparo da un Novembre meteorologicamente incazzoso.
30 bambini, uno più uno meno, tutti rigorosamente scortati da genitori fermi a chiacchierare all’entrata.

I più premurosi azzardano, entrando e facendo i simpatici.
Strappano una risata e se ne vanno, colonna sonora il respiro imbarazzato di figli come comparse.
Soli, finalmente soli, una banda di ragazzini in preda ai primi ormoni ed alle prime ascelle,
con apparecchi ai denti e brufoli ambiziosi sulla guancia.
I proprietari, abituati allo scenario, orientano le scelte su pizza e patatine fritte,
la maggioranza approva sorseggiando bibite gasatissime che “mi raccomando non esagerare che poi stai male”.

Droghe, droghe legalizzate, fritto e gas come fertilizzanti per la crescita.
La capacità di bruciare qualsiasi forma di cibo nell’arco di quattro metri,
lo stomaco che si apre come una strada al passaggio di un’ambulanza.
Tutto normale, fino a qui.
Dopo la consueta carrellata di pizze di varia forma e sostanza,
non ricordo chi, getta nel panico tutti in attesa del “secondo”:
“Mio cugino ha detto che qui la carne la fanno con i gatti”.

Il titolare, all’orizzonte, compare con un piatto stracolmo di involtini,
sorriso di circostanza a celare un odio giustificatissimo.
Nulla, nulla è come prima.
Il fuggi-fuggi generale scandito da urla tra il terrorizzato ed il divertito,
mentre il cibo avanza fumante nei pressi del tavolo.
Uno solo, l’unico a resistere, seduto a capo tavola come un pappone immerso nella solitudine;
l’oste ripone il metallico vassoio alla destra del sopravvissuto,
chiudendo la scena con una frase indimenticabile: “E tutta ‘sta carne? La diamo ai gatti?”.