L’amore disgiunto


amoredisgiunto

Ancora ricordo le litigate politiche,
la tua passione quasi spasmodica
per il linguaggio giornalistico;
ed era bello scannarsi a colpi di metodo Boffo,
paragonare i miei incontri al patto della crostata,
accusarci a vicenda di voto disgiunto,
usare lo scorporo
per qualche ragionamento perverso.

Non nego che in qualche circostanza
usai il legittimo impedimento
come ultima istanza,
ma ricordo bene certe tue larghe intese,
con le labbra ad unirsi in un patto d’acciaio,
quel “g8” nella vasca,
il tuo amico come stato canaglia.

E la volta in cui tirandoci i piatti
intervenne Ginevra,
per convenzione e per buon vicinato,
ad allontanarci, rifletterci,
uno smembramento,
la creazione di un nuovo stato.

Ma le faide dal lieto fine
erano il nostro pane quotidiano,
ipotizzavi letture di fiabe
dove il mostro detiene un monopolio,
già vedevi gli occhi di tuo figlio
chiederti tra l’uno e l’altro sbadiglio,
di raccontargli in parole povere
il significato dello spread nelle favole.