Le feste degli altri


festedeglialtri

Il tassinaro sepolto nel sedile ribaltabile,
“Rayban” di una volta e radio silente.
Gli auguri hanno il suono di nocche sul vetro, colleghi solidali al sonno della giornata morta.
Il tintinnio del telefono sul cruscotto,
foto di piatti sbattuti in faccia mentre si azzanna un rimasuglio di un panettone glassato.

La commessa forzatamente gentile,
mentre nella sua testa immagini di violenza atroce nei confronti dello straniero che guarda e non compra,
con tanto di figli ipereccitati dalla cioccolata che cola dalle labbra.
Come sangue nei suoi occhi, nervi al ritmo di tacchi a ridare un senso al concetto di ordine.
Il suo telefono è accanto alla cassa, centinaia di messaggi non letti e chiamate perse,
lui ed “il pos” a brindare tra biglietti da visita compiacenti.
Le melodie natalizie “rivisitate” come piatti moderni, cioccolata senza cioccolata,
biscotti senza biscotti, glutine senza glutine, cibi per tolleranti.
I trolley di partenze e ritorni, violini stonati di una strada di suoni e luci
in cui si infilano le cover dei nativi americani.
Lo speaker in aeroporto che si augura di riavermi presto a bordo. Ma siamo sicuri? Proprio a Natale?