Lezioni di fango


fango

Non manca al tramonto
la riflessione su ciò che ero,
quando immobile,
come il vessillo in salotto,
tengo un comizio
sul mio terrazzo
a piante circondate dal cemento.

Crollato il muro c’è stata la svolta,
nemmeno Occhetto,
parlo di mia figlia,
sono una quercia e mi diletto in cucina,
alla base mia madre,
al piano di sopra un pezzo di Argentina.

Ed è amara
questa notte d’Agosto
in una danza di stelle e fango,
il fiume tracima ed assisto impotente
a ciò che ho combattuto
con sguardo lungimirante.

Ma ho una casa invasa d’accenti
con abiti umidi e stomaci brontolanti,
sono nani fuggiti da una fiaba
che sfilano assonnati verso una tana di fortuna