Massimo Della Penna


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I suoi occhi si facevano enormi
quando alla domanda “che cosa sogni?”
rispondevo con tono fermo
che avrei voluto diventare un libro.

E tra i banchi aspiranti astronauti
come liane le trecce di Gullit
agevolavano voli pindarici
nei temi ad indagare il domani.

Confondevo i suoi occhiali presbiti
spinti dalla curiosità fino alle narici
quando sfogliava i miei capitoli
che si reggevano su fantasiose ipotesi.

Ed era rapita in una stanza muta
da carcerieri con denti di latte
che minacciavano la sua certezza
di aver superato da un pezzo quella fase.

Ma l’anima si sfilava le lenti
e guardava da vicino i suoi coetanei,
l’altezza non cambia la prospettiva
quando la fantasia dipinge scenari.