Totale omonimato


omonimato

Una macchia nera domina il paesaggio, le colline disegnano onde che imitano il mare, poco distante dal paese.
Si chiamano tutti Nicola, anche le donne, è l’unico paese in cui non rischi l’imbarazzo della dimenticanza. Vai sempre sul sicuro, quando gridi quel nome si girano tutti,
fino a quando non impari a dare una sfumatura alla tua voce, cogliendo l’attenzione del diretto interessato grazie ad un virtuosismo vocale.

Qui il lavoro peggiore è senza dubbio il postino, che ringrazia quello sparuto gruppo di stranieri dai nomi impronunciabili ma che almeno si distinguono dalla massa,
in paese lo chiamano “Il mago”, nelle favole ha sostituito anche Gianni Rodari. Il soprannome in questo posto è sempre sulla tavola, accanto al pane ed all’olio.
Qualcuno narra che anche i Re Magi, nel dubbio, portarono un Nicola.
L’incenso e la mirra potevano sembrare turistici come doni, con Nicola si andava sul sicuro.

Nella piazza principale c’è una targa che segnala la nascita del primo soprannome, l’inventore viveva al primo piano di una palazzina in pieno centro,
dove ora c’è una scuola d’inglese per Nicola. I fraintendimenti erano all’ordine del giorno, i soprannomi hanno messo fine ad una serie di omicidi privi di senso,
dettati esclusivamente dall’omonimia. La gente accorreva a fare le condoglianze ma sbagliava casa, tanto che in molti si affacciavano alla finestra solo per dimostrarsi estranei alla morte,
almeno in quel momento. Nessuno osa spezzare la catena dei Nicola, l’ultimo che ha provato a chiamare il figlio in un modo diverso è stato linciato in una campagna,
quelli che l’hanno picchiato hanno gridato in coro: “Vai a dire che è stato Nicola”, poi sono fuggiti nel totale omonimato.